In questi giorni è stato presentato il Report di Caritas Italiana sulla povertà nel nostro Paese. Un documento prezioso perché permette di avere uno sguardo concreto sulle situazioni di fragilità presenti nei nostri territori, raccogliendo ed elaborando i dati delle diverse Caritas diocesane.
Don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana, ospite del nostro Convento in occasione del lancio di Operazione Pane nella sua introduzione scrive:
«Il Report statistico di Caritas Italiana ci aiuta a riconoscere quali ferite stanno diventando strutturali, quali legami si stanno assottigliando, quali domande bussano alle nostre parrocchie e ai nostri servizi chiedendo anzitutto di essere ascoltate e accompagnate. Ma ci invita anche ad avere il coraggio di pronunciare una parola pubblica sulle cause profonde che generano povertà, esclusione e disuguaglianze».
In queste parole risuonano termini a noi molto familiari: ferite, legami, ascolto, accompagnamento. Sono parole che fanno parte dell’esperienza quotidiana del Centro Sant’Antonio.
Dietro i numeri ci sono volti, storie e nomi.
I dati del report raccontano un aumento, seppur lieve, delle situazioni di povertà e marginalità, in particolare nel Nord Italia e nelle grandi aree urbane, tra cui Milano. Anche i del nostro Centro mostrano una tendenza simile. Nel 2025 abbiamo registrato un incremento dell’11% delle persone accolte rispetto al 2024, mentre il Report Caritas segnala per il Nord Italia un aumento del 4,9%. Le persone che chiedono aiuto continuano ad aumentare.
Interessante anche il dato relativo alla provenienza delle persone incontrate. Il Report Caritas segnala nel Nord Italia il 33% di cittadini italiani e il 67% di cittadini stranieri. Al Centro Sant’Antonio rileviamo percentuali molto simili: 30% italiani e 70% stranieri. Una lettura più approfondita ci invita però a non interpretare la povertà come una semplice contrapposizione tra italiani e stranieri. Se considerassimo separatamente le diverse provenienze delle persone straniere accolte, gli italiani rappresenterebbero il gruppo più numeroso.
Il report sottolinea che «sempre più spesso il disagio non si presenta come un evento temporaneo o eccezionale, ma come una condizione stabile, con cui le persone sono chiamate a convivere nel tempo».
È una realtà che incontriamo ogni giorno anche al Centro Sant’Antonio. Accanto ai nuovi poveri, cresce il numero di persone che vivono situazioni di fragilità protratte nel tempo e che hanno bisogno non solo di risposte immediate, ma di percorsi di accompagnamento.
Forse proprio da qui nasce una domanda che riguarda tutti: come comunità civile, ecclesiale e politica siamo chiamati a interrogarci sulle cause profonde della povertà, per non limitarci a rispondere all’emergenza, ma cercare strade capaci di incidere sulle radici del problema.
Noi continuiamo a farlo con il nostro stile: Attesi. Accolti. Ascoltati. Accompagnati.
Fra Luca Volontè
Responsabile del Centro Sant’Antonio di Milano


